Gran parte dell’umanità sta nel conosciuto.
Lo sconosciuto è fonte di paura e di ansia, quindi va evitato.
Perché lasciare la strada vecchia per la nuova?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo intenderci sul significato della parola nuovo. Siamo troppo abituati a pensare che la nuova strada riguardi le grandi decisioni della vita: cambiamenti di lavoro o studio, di relazioni, di luoghi. Ma il nuovo sta anche nel vecchio.
Il nuovo è un diverso modo di pensare, di considerare l’altro, un’azione che non abbiamo mai osato compiere, l’esplorazione di un nuovo comportamento. Il nuovo è addentrarci in studi e ricerche che divergono dal nostro usuale e offrirci la possibilità di superare la soglia in cui stiamo comodi, per esplorare il mistero.
Il nuovo contiene sempre il mistero: il non conosciuto, l’oscuro, il nascosto con tutta la sua imprevedibilità. Il pensiero del nuovo ci mette in contatto con la curiosità e quella insita parte umana che desidera superare il confine conosciuto per aumentare la propria conoscenza.
Vorrei portare l’attenzione sul fatto che a volte ci dimentichiamo di poter esplorare nuove strade, compiendo apparentemente piccole variazioni alla nostra vita, variazioni che possono essere la base di cambiamenti anche radicali.
Entriamo nel merito di una relazione di coppia. Il tempo dell’innamoramento, ovvero delle farfalle nello stomaco, è limitato e piano piano subentra la routine e tutto si appiattisce e diventa, come qualcuno dice, vecchio. In quel vecchio abbiamo miliardi di possibilità di ricerca del nuovo, attraverso esperienze che come coppia non abbiamo mai fatto, attraverso domande che non abbiamo mai osato porre, attraverso azioni che divergono dall’usuale. Una donna che ha seguito gruppi condotti da me, qualche giorno fa, mi ha raccontato che è stato molto trasformativo proporre al marito di leggere insieme un libro che hanno cercato, condividendo i loro interessi e trovando un compromesso. Pensava non sarebbe mai stato possibile, considerati i loro diversi gusti e le innumerevoli discussioni che ogni giorno evidenziano la loro differenza. Leggere un libro insieme, impegnandosi a trovare il tempo e a confrontarsi sul contenuto, ha consentito loro di conoscere con profondità il pensiero dell’altro e a cogliere che le differenze non sono così sostanziali, spesso derivano solo da un diverso punto di partenza. Una coppia mi ha raccontato di aver deciso di non accendere la luce elettrica per due giorni, smettendo di usare tutto ciò che è alimentato con elettricità. Le due serate sono cambiate completamente rispetto alla solita quotidianità, e con sorpresa hanno constatato che il tempo sembrava dilatato, le luci e ombre delle candele creavano un’atmosfera così diversa che la casa non sembrava più la stessa e la cena è diventata un’occasione per ridere, raccontarsi e guardarsi, cosa che non facevano da tempo!!
Bisogna però essere onesti con se stessi. Se esplorare il nuovo nel vecchio è stato fatto con impegno, costanza e per un tempo adeguato, senza alcun cambiamento, con una persistenza di malessere; se sentiamo una forte e autentica spinta alla conoscenza, è arrivato il momento di fare una scelta radicale e di addestrarci nel mistero dell’ignoto di questa scelta. Qui incontriamo la paura ma anche il fermento pieno di curiosità. Entrambe le parti coesistono e si alternano, è una fase della vita faticosa e stimolante, che, se vissuta senza negare nulla, può metterci in contatto con noi stessi e offrirci l’opportunità di aumentare la conoscenza di noi e della nostra relazione con il mondo.
Perché lasciare la vecchia strada per la nuova?
Perché sia nelle piccole che nelle grandi scelte noi ci offriamo l’opportunità di incontrare i nostri desideri, che racchiudono la nostra essenza, ci offriamo l’opportunità di muovere e smuovere l’energia del rinnovamento, per creare le condizioni di conoscenza di noi stessi, di ciò che possiamo esprimere e delle relazioni di cui facciamo parte.
Quindi lasciamo la strada vecchia per la nuova in tutte le sue infinite forme.