Mese: Gennaio 2020

La relazione come non se ne parla mai!!

Ci perdiamo a parlare delle relazioni ponendo l’accento alle modalità che l’altro ha nei nostri confronti, a ciò che sentiamo rispetto a quello che riceviamo, a ciò che noi facciamo per l’altro e a quanto l’altro ci rimanda di ciò che ha ricevuto da noi.

Ci mettiamo nella condizione di confrontare l’altro con noi e la nostra valutazione si fonda sugli atti, gesti, azioni che reciprocamente mettiamo in atto e sul loro esito. In questo modo non possiamo che dare giudizi.
Pensate alle discussioni tra le persone!
Sono sempre basate su queste valutazioni per poter giudicare una relazione appagante o non appagante.
Ma la relazione è ciò che si crea tra me e l’altro, in quello spazio vuoto, che vuoto non è!

Mi piace pensare alla relazione come l’azione di costruzione di ponti tra le persone, ponti in cui ciascuno porta all’altro qualcosa di sé e riceve. E più si costruiscono ponti e più c’è la possibilità di creare  qualcosa di unico, in quello spazio vuoto: un’immagine che è intreccio, è legame, scambio che genera dialogo, cambiamento di prospettive, azioni, progetti.

L’attenzione in questo caso è posta sulla capacità generatrice. Ci possono essere relazioni più generative e altre meno, ci possono essere relazioni generatrici in alcuni campi specifici ma non in tutto e ci sono relazioni generative per eccellenza, con la capacità di costruire costantemente ponti in cui qualsiasi difficoltà, fragilità, fatica è occasione per un nuovo ponte, un nuovo scambio, nuove connessioni. 

In quello spazio vuoto non c’è un confronto duale tra me e l’altro. L’altro è parte di me e io sono parte dell’altro, solo così c’è vera esperienza di relazione. 
Alcuni autori-ricercatori parlano di co-dipendenza.
Noi siamo Esseri interconnessi con gli altri, siamo Esseri sociali e pur nella nostra autonomia abbiamo la necessità, nella nostra esperienza di vita, di crescere nella conoscenza e di avere l’opportunità di cambiare, questo avviene grazie alla relazione con gli altri. La consapevolezza della co-dipendenza a creare relazioni evolutive in cui si mantiene costantemente uno sguardo interno, a se stessi, uno sguardo all’altro, senza confronto, con l’attenzione sulla capacità generativa che si sviluppa.

Proviamo a tradurre in pratica quanto detto. Pensa ad una telefonata oppure a un abbraccio. Puoi valutare se sono proprio come te li eri immaginati, se l’altro coglie ciò che vuoi trasmettere, se stai ricevendo ciò che desideravi. Sei nel confronto, queste valutazioni sono legate ad aspettative e bisogni. Uscire da questa dinamica vuol dire entrare “nello scambio telefonico” o “nello scambio dell’abbraccio”, senti ciò che stanno generando, senti il cambiamento che producono in te, senti il potenziale di ciò che stai vivendo.
Solo così avrai gli elementi per scegliere al meglio. 

Orientarsi nella vita!

Quante volte ci sentiamo in balia degli eventi e sentiamo il bisogno di orientarci. Ma spesso non ci sono punti di riferimento e tutto è confuso.

Il punto di partenza è sempre il presente, in cui è necessario rispondere alle domande: “Chi sono oggi?”  “Cosa sto vivendo nella mia vita? Cosa mi piace? Cosa mi fa stare bene? E cosa non mi piace e mi mette a disagio?” Se non si trova nulla nel presente si va a pescare nel passato. 
Per rispondere con onestà a queste domande è necessario porre attenzione alle tante “voci” che ci circondano e distinguere le risposte che sono “solo nostre” e quelle di altri: familiari, amici, società, ambienti di lavoro…Si crea così uno spazio di libertà in cui possiamo dialogare con noi stessi. Per orientarsi è necessario essere a contatto con noi stessi, nella consapevolezza della reale situazione in cui ci troviamo. 

Solo così possiamo spostarci nel futuro e chiederci “Chi desidero essere?” “Come desidero trascorrere le mie giornate?”Queste domande comprendono i sentimenti, le emozioni che desideriamo provare nella vita futura, immaginandoci le nostre giornate e con quale stato d’animo desideriamo addormentarci alla sera. 
Scopriremo che la meta è la nostra realizzazione, è sentirci appagati e felici per essere ciò che siamo, nella libertà di esprimerci! 
La meta chiara crea una stella che direziona il nostro cammino di vita e ci orienta nelle numerose scelte che siamo chiamati nel nostro viaggio esistenziale, proprio come succedeva ai marinai di altre epoche, in mezzo al mare, senza tecnologia. 
Quando ho scoperto che orientamento deriva da oriente ovvero dal latino “oriens” cioè nascere, sorgere, ho ricordato la mia esperienza: quando mi sono sentita orientata, ho percepito l’energia della nascita ovvero della vita, l’energia dell’inizio di un nuovo giorno.
Ecco cosa produce l’orientamento. 

In questo periodo sto conducendo un progetto di orientamento per i ragazzi delle classi quarte al Liceo e Istituto Tecnico Curie-Vittorini (nella prima cintura di Torino). Nelle scuole spesso si pensa all’orientamento come un insieme di informazioni che i ragazzi devono ricevere per scegliere. Io, insieme a un gruppo di professionisti, crediamo che prima di ricevere le informazioni, si debba comprendere che cosa significa realizzarsi in quanto individuo fatto di attitudini, talenti, capacità e desideri. Proprio questo mix di conoscenza di sé consente di orientarsi nelle tante informazioni che si ricevono continuamente, non solo in percorsi dedicati.
I ragazzi che stanno partecipando al progetto, si stanno conoscendo e si stanno ponendo importanti domande per la vita. Grazie a Franca Garolini, Stefano Passarella, Lucia Cumino, Anna Galliano, Elisa Trovò, Maria Consiglio, staff capace di desiderare e portare innovazione nella scuola. 

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